Guagnano è sicuramente la tappa più importante per chi vuole scoprire la cultura enologica del Salento. Infatti, il paese si trova nel cuore della coltivazione e delle produzione del Negroamaro, un vitigno che caratterizza fortemente il paesaggio agreste locale e che viene vinificato da decine di aziende vinicole della zona.
La cultura del vino
La cultura del vino in zona parte da molto lontano Sono stati ritrovati significativi reperti archeologici e monumentali che testimoniano l’attività vinificatrice che ha distinto questa terra per secoli. Nel vasto territorio che va da Nordò a Manduria e nel cui mezzo si trova Guagnano, si possono trovare “cisterne” e contenitori, monete e vasi che ci raccontano dell’usanza di ottenere il vino fin dai tempi dei Messapi. La vite ebbe una decadenza nel corso dei secoli a seguito di gravi crisi politico-economiche, ma un impulso determinante alla sua crescita venne dai Monaci Basiliani che in seguito alla loro venuta in Salento insegnaorno ai contadini a ripiantare e ricoltivare nuovamente i vigneti. Furono proprio i monaci a introdurre il Negroamaro e a reimpiantare migliaia e migliaia di vigneti destinati alla scomparsa. Il commercio del vino divenne intensissimo grazie ai porti di Gallipoli e Brindisi e, contemporaneamente, si sviluppò anche la produzione di botti. I porti salentini diventarono per secoli meta di navi ragusane che importavano sale, spezie e panni di lino imbarcando vino in otri di pelle di capra e in recipienti di legno di ciliegio.
Il Negroamaro
Il vitigno è di origine ignota ed è diffuso dal lunghissimo tempo nella zona ionica. Il nome deriverebbe, secondo alcuni, dal termine dialettale niuru maru, per identificare il sapore amorognolo del vino. Si ritiene, però, di poter affermare che il nome del vitigno molto probabilmente derivi da due parole indicanti entrambe il colore nero: la latina nigra e la greca mavro, utilizzate in abbinamento per sottolineare l’intenso colore nero, scuro, sia della buccia dell’uva che del vino ottenuto. In questo caso, si potrebbe affermare con sufficiente sicurezza che la sua coltivazione possa risalire all’epoca della colonizzazione greca, nel VIII – VII secolo a.C.
Principali caratteri ampelografici
Apice del germoglio: espanso, fortemente cotonoso, di colore bianco giallognolo con sfumature rosa vinose.
Foglia: di dimensione medio grande, pentagonale, quinquelobrata. Sono peziolare a U aperta; seni laterali superiori a U con bordi sovrapposti, quelli inferiori poco marcati, a U o a V, ma anche a U ed uno a V.
Grappolo: medio, di forma tronco-conica, semplice, corto, serrato.
Acino: medio, di forma obovoide. Buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore nero-violaceo, polpa succosa dolce a sapore neutro.
Attitudini agronomiche e colturali
Vigoria: ottima
Peso medio del grappolo rilevato: 310g (min. 200g – max. 420g)
Peso medio acino: 1,9g (min. 1,6g – max. 2,5g)
Numero semi per acino: 1-3
Peso medio rachide: 20g
Fertilità delle gemme: 2-3
Fertilità potenziale: 1,7
Fertilità reale: 1,4
Esigenze ambientali e colturali
Presenta produzione abbondante e costante. Preferisce terreni calcareo-argillosi. Si adatta bene ai climi caldi e aridi. In funzione della disponibilità irrigua e della tipologia di vino d aprodurre, può essere allevato con forme di allevamento a di verso livello di espansione (alberello, controspalliera, tendone) con potatura sia lunga che corta
Caratteristiche chimiche del vino
Grado alcolico: 11-14 vol. %
pH: 3,15 – 3,45
Acidità totale: 5-9 g/l
Utilizzazione enologica e caratteristiche sensoriali del vino
Esclusivamente per la vinificazione, in purezza ed in uvaggi con altri vitigni. Il vino è caratterizzato dal colore rosso-granato intenso; sapore rotondo, amarognolo, asciutto. Vinificato con la Malvasia Nera dà un ottimo vino rosato.
Salice Salentino Doc
Nel Salento rientra nella produzione di alcune DOC, tra le quali la più importante è la DOC Salice Salentino (della quale Guagnano ne è il centro), ottenuta con l’85% di negroamaro e il 15% di malvasia nera di Lecce e Brindisi. Con lo stesso uvaggio si producono due tipologie, il rosso e il rosato Salice Salentino DOC, dove esprime le sue doti migliori. Quest’ultimo si presenta con un colore rosa chiaretto, l’olfatto è fine, fruttato, floreale e leggermente speziato, con sentori di lamponi, melograno, rosa e una sfumatura finale di cannella. Al gusto è secco, caldo, abbastanza morbido, abbastanza sapido con una buona struttura e un finale leggermente amarognolo.
Fonte | Donato Antonacci, Viti di Puglia


